FLUSSI MIGRATORI E INNOVAZIONE DEL REPERTORIO ANTROPONOMASTICO ITALIANO
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Il caso della comunità romena a Torino
Nello scenario internazionale odierno, l’immigrazione degli individui è una dinamica strutturale che interessa tutte le società avanzate. Il nome personale viaggia con l’individuo che emigra, attraversando contesti linguistici e culturali diversi da quello d’origine. La convivenza di lingue e culture diverse sul territorio italiano determina il configurarsi di inediti scenari onomastici, in rapida evoluzione. Assumendo come indicatore il dato onomastico, è possibile rintracciare utili informazioni sul rinnovamento di una popolazione nelle sue componenti culturali, linguistiche ed etniche. Senza dubbio, i cittadini stranieri residenti in Italia hanno contribuito e stanno contribuendo ad allargare il quadro culturale contemporaneo facendo segnare un rinnovamento del repertorio antroponimico tradizionale.
Fra le comunità presenti sul territorio nazionale, la componente romena è la più numerosa: con oltre 1 milione di residenti in Italia (ISTAT 2024), i cittadini romeni rappresentano circa il 20% dell’intera popolazione straniera. In linea generale, l’esordio di un flusso migratorio consistente verso l’Italia si verifica a seguito del crollo del regime di Ceaușescu (1989) e della dissoluzione dell’URSS (1991), ma lo spartiacque temporale che vede l’ingresso più consistente di cittadini dalla Romania coincide comprensibilmente con l’entrata del Paese nella Comunità Europea nel 2007. La presenza di cittadini romeni è distribuita su tutto il territorio italiano, con una maggiore concentrazione nelle grandi città (Roma e le città industriali del Nord). (dall’introduzione)
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